Archivi del mese: maggio 2012

Finalmente il DURC: Ignazio Cutrò potrà lavorare!

Ignazio Cutrò Ribera

Lettera Aperta

La mia storia, la mia difficile e quasi stancante storia, sembra essere arrivata ad una svolta. Questa mattina, tra la commozione della mia famiglia, ho ricevuto il Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Con questo “pezzo di carta” potrò tornare a lavorare, potrò partecipare nuovamente alle gare d’appalto pubbliche. Vi parlo della commozione della mia famiglia perché proprio quel “pezzo di carta” era la cosa che attendevamo di più da quando siamo entrati in questo tunnel che sembrava interminabile, da quando la nostra vita è stata cambiata, da quando la nostra quotidianità è stata alterata dalle intimidazioni, dalle minacce, dagli sguardi “storti” della gente, dalla continua solitudine per via del fatto che noi eravamo “sbirri”.

Quando ho ricevuto le prime intimidazioni è stato come ritrovarsi dinnanzi ad un bivio: una strada indicava la via della giustizia, la via della collaborazione con lo Stato al fine di aiutare a debellare quella montagna di merda che è la mafia; questa stessa strada era quella che mi permetteva di camminare a testa alta, di non avere rimorsi quando mi guardavo allo specchio e quando guardavo negli occhi i miei figli. L’altra strada, invece, era quella dell’omertà, del silenzio, ma allo stesso tempo della continuità: prendendo questa strada non sarebbe cambiato nulla, ma non avrei mai potuto essere in pace con me stesso.

Ho così scelto di aiutare lo Stato. Oggi sono un testimone di giustizia. Dopo un percorso con tante difficoltà, sostenuto dall’affetto insostituibile di mia moglie, sono riuscito ad ottenere questo status. Io e la mia famiglia abbiamo iniziato ad avere la scorta, a camminare per il paese sulle auto blindate e con due carabinieri armati al fianco, 24 ore su 24.

Di certo, quello che non mi sarei mai aspettato è stato il dover “combattere” contro la burocrazia. Il Durc, il documento di cui oggi vi parlo, è necessario per partecipare alle gare pubbliche. I danni che ho subito dalla criminalità organizzata mi hanno ridotto al lastrico. Non ho così potuto pagare contributi e tasse, nonostante abbia avuto la sospensiva prefettizia di cui i testimoni di giustizia possono avvalersi. Insomma, la mafia la stava per avere vinta. Il raggiungimento del loro obiettivo, quello di distruggere la mia azienda, stava per arrivare.

E’ stato terribile, credetemi, sentirsi impotenti dinnanzi ad una così complicata ed articolata burocrazia, pur essendo una vittima della criminalità che lo Stato combatte fortemente, quello stesso Stato dal quale ho atteso per anni questo documento.

Oggi mi sento di festeggiare. Sì, proprio così. Perché il fatto di poter tornare a lavorare, il fatto di poter rialzare l’azienda alla quale mio padre tanto teneva, è la cosa che attendevo di più. E per questo devo ringraziare chi si è speso per questo, come la Confartigianato Sicilia, Confindustria, il ragioniere Giovanni Alessi, Gaetano Montalbano, promotore del “Comitato Cutrò” che vede unite diverse associazioni per starci vicino e supportarci nei momenti più cupi della nostra avventura e voglio ringraziare i tanti amici che mi sono stati accanto in momenti di debolezza che, inutile nasconderselo, a volte mi hanno fatto pensare di abbandonare tutto. Un ringraziamento anche al mondo politico, quella parte che è stata in prima linea per risollevare le sorti di Ignazio Cutrò e di quanti altri combattono contro i mulini a vento e quella parte che non ha saputo in tempo.

Un mio amico me lo dice sempre: “Tu sei testa dura”. Ecco, forse è stato proprio quello che mi ha “premiato”. Non ho mollato, non ho voluto lasciare questa terra dove mio padre ha sudato sangue per darmi un futuro. Ecco perché oggi è un giorno di festa.

Ma il mio impegno non finisce qui. Con l’associazione che presiedo, “Libere terre”, andrò in cerca anche di questi casi, di gente vittima di danneggiamenti da parte della mafia che non riesce a rimettere in piedi la propria azienda. La mafia non si combatte solo con gli arresti e le confische. La mafia, secondo me, va combattuta anche con il contrasto nei settori in cui essa è più radicata e forte. E allora, come meglio fare se non aiutare le imprese pulite, togliendo terra e lavoro alla mafia? Questo sarà il mio impegno.

In conclusione voglio ringraziare tutti: l’Arma dei carabinieri tutta, dal primo all’ultimo carabiniere, tra tutti il generale Amato, comandante della Legione carabinieri Sicilia. E’ come se i carabinieri ci avessero accolto nella loro famiglia, proteggendoci e confortandoci; è stato e tutt’ora è uno splendido esempio di come lo Stato funzioni, di come esista il rapporto tra l’istituzione e il cittadino. Grazie alla Direzione distrettuale di Palermo, nella persona del procuratore Vittorio Teresi, una persona affabile ed estremamente disponibile. Grazie al magistrato Salvatore Vella, che ha sostenuto me e tutta la mia famiglia durante i momenti più bui di questa storia, e grazie alla magistratura tutta.

Infine, concedetemi un “augurio”: ora e sempre: in culo alla mafia. Oggi la mafia ha perso, la legalità ed i siciliani hanno vinto 10 a 0.

Ignazio Cutrò

Manifestazione “Abbracciamo il Tribunale”

No alla soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Sciacca

Tribunale Sciacca

L’articolo 2 della legge 24 settembre 2011, n. 148 detta principi e criteri direttivi volti a riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza. L’Associazione “S.O.S Democrazia”, dopo aver analizzato tali criteri ritiene che sussistano alcune criticità tecniche che rischiano di rendere vano l’intento della riforma stessa, ma ancor di più rischiano di pregiudicare l’efficienza della “macchina giudiziaria” a scapito dei cittadini che ricorrono agli organi giurisdizionali dello Stato. Il primo criterio che emerge dalla legge delega è quello della intangibilità del tribunale di primo grado per ogni capoluogo di provincia. Il secondo criterio invece prevede il mantenimento “di tre degli attuali tribunali” per ciascun distretto. Gli altri criteri previsti sono: “numero di abitanti”, “sopravvenienze”, “carichi di lavoro”, “situazione infrastrutturale”, e del “tasso d’impatto della criminalità organizzata”, nonché della “necessità di razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane”. Su incarico del Ministero della Giustizia un gruppo di studio ha redatto una relazione, al fine di stabilire quali tribunali sopprimere. Tale relazione, della quale il Governo presumibilmente terrà conto, presenta, al pari della legge delega, criticità evidenti:

Per quanto riguarda la produttività, il gruppo di studio, fa riferimento non a dati certi ma a dati presunti, considerato che tale criterio, quello della produttività, è dato dal rapporto tra il n. di procedimenti definiti e il n. di magistrati in pianta organica, stimato in 638,4. Riteniamo che tale dato è privo di qualunque valore considerato che spesso i magistrati effettivamente in servizio sono inferiori rispetto a quelli previsti nella pianta organica. Ciò comporta che la parte della relazione relativa al criterio della produttività non possa e non debba essere presa in considerazione dal Governo ai fini della soppressione dei tribunali. (Se i magistrati in pianta organica sono 5, e i procedimenti definiti sono 10 mila, ogni magistrato avrebbe una produttività di 2 mila. Ma se i magistrati effettivamente in servizio sono 2 la produttività sarebbe non più 2 mila ma 5 mila per magistrato). Inoltre si fa riferimento soltanto al n. dei procedimenti definiti e al n. dei magistrati in pianta organica senza prendere in considerazione le ore lavorative annuali svolte da ciascun magistrato.

Nessuno studio è stato fatto per verificare quanto aumenterebbero le distanze e i tempi di percorrenza per i cittadini che dai comuni più distanti della circoscrizione giudiziaria volessero recarsi presso il tribunale territorialmente competente a seguito della soppressione di uno o più presidi giudiziari. (Si pensi a quanto tempo impiegherebbe un cittadino di Santa Margherita Belice a raggiungere il tribunale di Agrigento se quello di Sciacca venisse soppresso);

Nessun riferimento è stato fatto all’aumento dei contenziosi in determinati periodi dell’anno dovuto a fattori turistici, economici e sociali (è noto che durante il periodo estivo, o invernale, i tribunali aventi sede presso città turistiche registrano un aumento vertiginoso dei contenziosi);

Non si tiene conto se la soppressione di un tribunale comporta un apprezzabile risparmio di spesa e l’insorgenza di ulteriori investimenti funzionali all’accorpamento (ampliamento delle sedi dei tribunali, acquisto di mobili e attrezzature varie);

Nel prevedere un numero minimo di 3 tribunali presso ciascuna corte d’Appello, non si tiene conto dell’estensione del territorio e del numero di abitanti serviti dalle Corti d’appello in ciascuna Regione. (La Corte d’appello di Campobasso serve una popolazione di 316.548 abitanti. A seguito della riforma sarebbero previsti 3 tribunali. La Corte d’appello di Palermo serve una popolazione di 2 milioni e 50.694 abitanti con 5 tribunali, [nel caso in cui venisse soppresso quello di Sciacca]).

Il Consiglio Direttivo – Associazione “S.O.S. Democrazia”