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I Sindaci applichino la legge sui beni confiscati alle mafie

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I beni confiscati alle mafie e consegnati ai comuni dell’agrigentino devono essere immediatamente restituiti alla collettività. I Sindaci si attivino immediatamente. La legge parla chiaro, entro un anno dalla consegna, i beni devono essere affidati alle associazioni o utilizzati direttamente dai comuni. Nei casi di inerzia e omissione l’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata nomina un commissario con poteri sostitutivi o provvede alla revoca della consegna agli enti locali.

A Ribera, ad esempio, 10 ettari di terreno di origine mafiosa sono stati lasciati in stato di abbandono per anni dagli amministratori locali ed è stato necessario denunciare la situazione alle autorità competenti per ottenere un bando. Una inerzia insopportabile.

Effettueremo un monitoraggio su tutti i comuni della nostra provincia, da Sciacca a Licata, da Canicattì a Siculiana, da Agrigento a Sant’Angelo Muxaro, chiedendo l’immediata l’applicazione della legge. Solo in questo modo si potrà consentire la restituzione alla società civile di quanto sottratto, con la violenza e l’arroganza, dalle organizzazioni mafiose.

Tali beni possono rappresentare una occasione di sviluppo e di lavoro per i tanti giovani volenterosi della nostra provincia e il segno distintivo di una terra che si ribella alle mafie.

 

Gaetano Montalbano           “Megafono – Lista Crocetta” provinciale

Gaetano Alessi                   “Ad est”

Pellegrino Di Lucia              “S.O.S Democrazia”

Mario Di Giovanna               “AltraSciacca”

Ignazio Cutrò                       Antiracket  “Libere Terre”

Paolo Mandracchia              “Sel – Sinistra Ecologia e Libertà” provinciale

La politica riberese continua a dimostrare la sua assoluta insensibilità verso i temi ambientali. Perchè Pace non firma la petizione di Greenpeace?

“Dobbiamo purtroppo costatare che la politica riberese continua a dimostrare la sua assoluta insensibilità verso i temi ambientali. Il sindaco Pace è al corrente che ci sono compagnie petrolifere che hanno ottenuto 11 permessi per cercare idrocarburi lungo le nostre coste, e che altri 18 sono in fase di valutazione? L’associazione ambientalista Greenpeace, con l’iniziativa “U mari nun si spirtusa”,  ha chiesto a tutti i comuni interessati di firmare un  appello rivolto al Ministero dell’Ambiente per bloccare le trivelle nel Canale e proteggere gli ecosistemi marini di tutte le nostre coste. Nella nostra provincia si sono subito mobilitati i sindaci di Sciacca, Siculiana, Realmonte, Agrigento e Licata, mentre nessuna risposta ufficiale sarebbe ancora arrivata dal sindaco di Ribera. I rischi di questa corsa all’oro nero sono inaccettabili non solo per l’ambiente, ma per l’economia e per il benessere di tutte le comunità che vivono sulle coste siciliane, e per questo chiediamo al Sindaco Pace e agli altri sindaci di dire no alle trivellazioni lungo le nostre coste, e di portare avanti le necessarie iniziative atte a scongiurare questo pericolo.

Non solo!! Abbiamo appreso che lo scorso 19 luglio la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha condannato l’Italia, con una sanzione che va fino a 700 mila euro per ogni giorno di ritardo, per non aver adempiuto alla direttiva 91/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue. La direttiva stabilisce che tutti i comuni, entro il 31 dicembre 2000, dovevano provvedere alla costruzione delle opere necessarie per sottoporre le acque reflue, ossia le acque immesse nella rete fognaria, ad un trattamento secondario consistente in un processo che in genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie. Quindi dopo la depurazione le acque non possono essere scaricate immediatamente nelle acque recipienti (fiumi, laghi ecc.) senza prima essere sottoposte a questo ulteriore trattamento. Lo scopo della norma è quello di evitare ripercussioni negative sull’ambiente, dovute allo scarico di acque reflue urbane trattate in modo insufficiente. Ebbene, tra la lista dei comuni inadempienti la Corte cita anche Ribera e altre città agrigentine tra cui Sciacca, Favara, Porto Empedocle, Palma di Montechiaro e Agrigento. Chiediamo allora al sindaco Pace se, nelle more, la nostra città si è dotata di un impianto per l’ulteriore trattamento delle acque reflue, e in caso contrario di fare quanto necessario per garantire il rispetto del diritto comunitario, anche al fine di evitare eventuali azioni risarcitorie da parte dello Stato centrale contro il nostro comune. Vogliamo infine rinnovare l’appello al Sindaco Pace affinché a Ribera possa finalmente istituirsi la commissione salute e ambiente, con lo scopo di vigilare a tutela del cittadino e dell’ambiente che lo circonda, e che oggi è quanto mai necessaria alla luce delle recenti notizie che danno come non scongiurata la costruzione della centrale a biomasse in contrada Castellana a Ribera”.

Il Consiglio Direttivo – Associazione “SOS Democrazia”